Se il nome dell’hotel non comunica nulla sul prodotto, non è che poi diventa necessario dedicare più tempo e impegno a spiegare agli ospiti di cosa si tratta?
In questo periodo di grandi lavori e grandi ristrutturazioni veniamo spesso interpellati sulla questione “𝗿𝗶𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗵𝗼𝘁𝗲𝗹” e il nome dell’hotel è certamente uno degli elementi più importanti da valutare.
𝙎𝙚 𝙙𝙖 𝙪𝙣 𝙡𝙖𝙩𝙤 𝙞 𝙢𝙞𝙜𝙡𝙞𝙤𝙧𝙞 𝙣𝙤𝙢𝙞 𝙙𝙞 𝙗𝙧𝙖𝙣𝙙 𝙨𝙛𝙧𝙪𝙩𝙩𝙖𝙣𝙤 𝙪𝙣’𝙚𝙢𝙤𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚, 𝙞𝙣𝙫𝙚𝙘𝙚 𝙙𝙞 𝙖𝙛𝙛𝙞𝙙𝙖𝙧𝙨𝙞 𝙞𝙣𝙩𝙚𝙧𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙖𝙞 𝙗𝙚𝙣𝙚𝙛𝙞𝙘𝙞 𝙛𝙪𝙣𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙞, 𝙙𝙖𝙡𝙡’𝙖𝙡𝙩𝙧𝙤 𝙞 𝙣𝙪𝙤𝙫𝙞 𝙗𝙧𝙖𝙣𝙙 𝙘𝙚𝙧𝙘𝙖𝙣𝙤 𝙨𝙥𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙙𝙞 𝙘𝙧𝙚𝙖𝙧𝙚 𝙪𝙣 𝙣𝙤𝙢𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙙𝙚𝙨𝙘𝙧𝙞𝙫𝙖 𝙚𝙨𝙖𝙩𝙩𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙛𝙖𝙣𝙣𝙤.
Le persone, è vero, sono sempre più attratte dai nomi più letterali e descrittivi. Ma nel mondo reale capita di rado (oppure mai) che i consumatori si imbattano in un nome decontestualizzato.
Un nome viene sempre visto in un determinato contesto, quindi solitamente è sempre meglio optare per un nome più astratto ed emotivo.
Il rischio, a livello esclusivamente pratico è quello di ritrovarsi in una situazione in cui il business si evolve (e capita spessissimo) e il nome dell’hotel non rappresenta più l’offerta.
E le conseguenze potrebbero essere estremamente negative: pensiamo ad esempio a tutto il tempo impiegato per realizzare campagne che spiegano che l’hotel è molto di più di quello che il nome descrive. 𝑪𝒉𝒆 𝒆𝒏𝒐𝒓𝒎𝒆 𝒔𝒑𝒓𝒆𝒄𝒐 𝒅𝒊 𝒃𝒖𝒅𝒈𝒆𝒕!
Immagina quante altre cose si sarebbero potute comunicare con quel budget!
Al di là degli aspetti pratici, un nome è anche un’opportunità per evocare un’emozione e suscitare curiosità, piuttosto che dichiarare semplicemente cosa fa un hotel.
Se il nome del tuo hotel comunica alla persone esattamente che cosa fai, la conversazione termina prima di iniziare (vi dice nulla Microsoft contro Apple?).
Per l’hotel, un nome dovrebbe essere un dipinto: può esserci un significato simbolico o anche un collegamento più chiaro a ciò che fa l’hotel, ma dovrebbe essere abbastanza aperto da non limitare il potenziale espansione del business e da consentire alle persone di associare al nome un significato personale.