MARIO D'AMORE, 04/04/2020
Uno degli argomenti più difficili da estirpare nella mente dell’imprenditore alberghiero (e non solo) è il famoso “il marketing equivale alla pubblicità”.
Per molti anni, forse è stato anche così. In passato infatti, il modo più semplice ed efficace di avere prenotazioni era di comprare annunci pubblicitari.
Erano un buon affare e soprattutto funzionavano. Ti davano la possibilità di ottenere tanto. Tutto in una volta.
E non c’è da stupirsi se, questo tipo di attività diventò, anche abbastanza rapidamente, l’attività principale degli addetti al marketing di settore.
Non avevamo nessuna idea di chi fosse il destinatario. Ma funzionavano. Poi, ad un certo punto, non è stato più così. Tutto è cambiato.
La magia della pubblicità è una trappola che ci impedisce di costruire una storia utile.
Questo cambiamento ha creato prima tanta confusione (ancora oggi c’è qualcuno che è convinto che funzionino), poi un po’ alla volta è iniziata la consapevolezza.
La consapevolezza che il marketing non è pubblicità.
O quantomeno non è solo pubblicità.
La consapevolezza che è necessario capire quello che “vedono gli altri” e soprattutto “chi sono gli altri”.
Questo cambiamento epocale, ha ridefinito il compito principale: orientarsi al mercato e lavorare con la nostra parte di quel mercato.
Dall’altro lato però, questo cambiamento ha creato anche una notevole mole di rumore di fondo portandoci spesso a farci le domande sbagliate.
“come faccio a farmi vedere, a far conoscere la mia struttura e a ricevere richieste?”
E da qui, ogni esperto vi consigliera la ricetta giusta.
Il Facebook specialist (o social media manager) vi indicherà come intercettare solo le persone giuste.
Il copywriter, vi prometterà articoli su blog e menzioni.
L’esperto Seo, vi dirà che verrete trovati quando le persone vi cercheranno.
Tutto questo per far “vedere” e “vendere” la vostra struttura. Tutto questo però, significa partire dalla parte finale, non dall’inizio.
Fare marketing però significa fare la cosa giusta, svolgere prima l’altra parte.
Ma qual è la prima parte?
La prima cosa da fare è comprendere la visione del mondo e i desideri dei vostri ospiti per poter entrare in contatto con loro.
Ripeto: comprendere la visione del mondo e i desideri dei vostri ospiti per poter entrare in contatto con loro.
Focalizzarsi sulla prima parte significa anche e soprattutto concentrarsi sul far sentire la vostra mancanza quando smettete di farlo.
Significa al primo posto comprendere la visione del mondo e dei desideri dei vostri ospiti, così da poter entrare in contatto con loro. Significa essere concentrati sul far sentire la vostra mancanza quando smettete di farlo, sul fornire alle persone che si fidano di voi più di quanto si aspettino.
Tutto questo però è impossibile senza una messa a fuoco.
Nessuno è in grado di soddisfare tutti. Dobbiamo scegliere a chi parlare anche se è la scelta più difficile di tutte.
Tutto ciò non necessariamente (anzi quasi mai) significa cercare di essere i migliori.
Migliore dipende dall’utente, dall’ospite, non da voi.
Migliore dipende dagli utenti non da voi.
Concludo con una citazione:
Google era migliore:
Era migliore di Bing e migliore di Yahoo!
Migliore in che modo?
I risultati di ricerca non erano ovviamente i migliori.
La ricerca di per sé non era sensibilmente più veloce.
La cosa migliore era che la casella di ricerca non ti faceva sentire stupido.
Yahoo! Aveva 183 link nella sua home page. Google ne aveva due. Trasmetteva sicurezza e comunicava chiarezza. Impossibile distaccarsene.
Quindi era migliore. Per alcune persone.
Seth Godin.