Se anche la Notte Rosa non ha più senso di esistere

 

Sono una di quelle che, in tempi non sospetti, ha esultato per l’arrivo di un evento chiamato Notte Rosa.
Un mare di spettacoli per una notte, la possibilità di svagarsi e fare festa come mai prima di quel momento. La Romagna, il posto in cui sono cresciuta e che amo, si colorava a festa dello stesso colore che mi aveva visto bambina “partecipare” a una manifestazione di nome Rosa Gabicce.

Qui serve un passo indietro.
La mia famiglia ha un ristorante a Gabicce Mare, il primo paese che trovi appena superi il confine con Le Marche. Io sono nata lì, su quella linea sottile dove, nello stesso passo, la gamba destra è su una regione e la sinistra sull’altra. Un paese dove il prefisso telefonico è lo stesso di Rimini (e non di Pesaro), l’accento, la mentalità e il sentimento sono quelli che animano la Romagna (almeno per la maggior parte di chi ci vive).

Da bambina figlia di lavoratori stagionali, ho trascorso le mie estati insieme a tante famiglie diverse, settimana dopo settimana, aggregandomi a chi aveva figli della mia età per i giochi in spiaggia e il giretto serale con tanto di sala giochi. I miei genitori dovevano lavorare, i genitori in vacanza con i figli mi portavano volentieri con loro.

I miei occhi di bambina di fine anni ’80 guardavano a Gabicce come un posto stupendo dove sfilavano auto di lusso, dove la Baia Imperiale (o la Baia degli Angeli) era “La Discoteca” in senso assoluto, dove anche si vedevano personaggi della tv e dove quel Rosa Gabicce mi aveva fatto conoscere Enrica Bonaccorti, la mia conduttrice televisiva preferita di allora. Mi sembrava una sorta di paese dei balocchi.

Poi sono cresciuta e la località ha cambiato target, la Baia ha chiuso, tutto è diventato più silenzioso.
Ero diventata adolescente e poi ragazza e gli anni passavano e al posto in cui sono nata e cresciuta mancava quell’evento wow. Finché è arrivata La Notte Rosa nel 2006. Avevo 22 anni, ero molto felice. Lavoravo nel ristorante di famiglia già da diversi anni e volevo fortemente che quell’evento fosse esteso anche a Gabicce perché il primo evento in Rosa era nato lì e perché avevo visto nella comunicazione della Notte Rosa una grande opportunità: spostare il focus da “Il Capodanno dell’estate da Cattolica a Comacchio” > a “Il Capodanno dell’estate da Gabicce Mare a Comacchio”.
Sarebbe stata una mossa potente per il marketing di Gabicce, soffiare alla vicina Cattolica la visibilità nazionale e farsi conoscere direttamente dal grande pubblico.

La cosa non è mai andata in porto e i miei suggerimenti ai piani alti del Municipio sono caduti nel vuoto.
Non volevo fare la rivoluzione, ci avevo visto una grande opportunità di marketing in tempi in cui ancora io e il marketing non ci conoscevamo a fondo.

 

Perché ho raccontato questa storia?
Perché oggi i ragionamenti sarebbero molto diversi visto quello che la Notte Rosa si sta portando con sé anno dopo anno, ovvero un effetto inverso che associa la “confusione” generata dall’evento a un “è meglio che in quella settimana sto a casa e vado in vacanza quella successiva”.

Da almeno 4-5 anni, la settimana che include il Capodanno dell’estate è quella più difficile da vendere per gli albergatori della Romagna.
Si vende bene il weekend perché c’è richiesta da parte di chi conosce l’evento e vuole partecipare ma anche di chi non vede l’ora di scappare dal lavoro, dall’ufficio, dalla città e correre a fare un bagno al mare.

C’è soprattutto una convinzione, che è quella che alla Notte Rosa partecipino solo ragazzini sbandati che hanno voglia di fare l’alba in chissà quali condizioni. C’è la convinzione che le strade siano bloccate, i treni super affollati, i locali invivibili, i ristoranti pienissimi, gli hotel gremiti.
Era così per le prime edizioni, perché era tutto nuovo. Ora invece la festa è più pacata e spesso passa in sordina.

Ma questa convinzione può portare chi cerca relax per sé e la propria famiglia a stare alla larga dalla Riviera romagnola.

 

Prendo in prestito le parole che ci ha scritto ieri Lucia, un’operatrice dell’ospitalità perché rendono bene il fenomeno:

“Abbiamo superato la Notte Rosa, anche se essa non ha più senso di esistere.

Ho letto sui giornali che Rimini si vanta di avere avuto un weekend eccezionale, personalmente penso che era pieno anche senza Notte Rosa, anzi su 100 richieste di camere per il weekend forse 2 sapevano dell’evento, gli altri avevano solo voglia di uscire dalle città infuocate e fare un breve break dal lavoro.

Quando è nata, nel 2006 serviva a dare una visione unitaria della nostra costa, non un singolo paese ma l’intera costa romagnola per contrapporla alle nuove mete emergenti come Croazia, il Salento ecc.. che promuovevano l’intero territorio con all’interno le singole località.

Era il Capodanno dell’estate, grandi banchetti, buffet ecc… concerti, fuochi d’artificio, un Ferragosto per quei turisti che erano in vacanza i primi di luglio. Non è legata ad alcun evento storico o religioso è stata istituita a tavolino, può tranquillamente essere trasformata per data e per contenuto.

I weekend in estate sono già pieni di loro, non servono manifestazioni per riempirli, non serve triplicare il prezzo per una notte perché se poi l’hotel non è all’altezza diventa un autogol. Come si dice non c’è marketing efficace senza un prodotto valido.  Forse sarebbe più utile un evento a metà settimana per premiare ed omaggiare gli ospiti che si fermano più notti, hai presente la serata di gala in crociera?”.

 

Sono una di quelle che, in tempi non sospetti, ha esultato per l’arrivo un evento chiamato Notte Rosa.

Ora dico anche io che va ripensata o abolita a favore di qualcosa di nuovo, proprio perché ha perso la sua idea originale di offrire un Ferragosto a chi ha le ferie a luglio, proprio perché ha perso il suo scopo: attirare persone e non allontanarle.

 

 


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