Il processo contro il risultato:
come cogliere le indicazioni del mercato per affrontare al meglio il 2021

Tempo di lettura: 4 minuti

 

Siamo “finalmente” nel pieno del mese di agosto.
Il mese che, stando a quello che dicono in molti, dovrebbe risollevare le sorti di migliaia di hotel sparsi lungo le coste italiane.

Dunque, dopo un luglio altalenante (evito di citare giugno per ovvi motivi!) stiamo ormai vivendo il mese del “pienone”, quello che garantirebbe la massima occupazione quantomeno fino al 29, per poi puntare dritto su settembre, vero ago della bilancia di questa estate quantomeno particolare.

Queste previsioni, nei fatti, spesso si scontrano con una realtà profondamente diversa.

I dati infatti, ci raccontano una storia che nulla o poco ha a che vedere con le notizie che troviamo tutti i giorni sul web che, più che riportare la realtà, hanno come obiettivo quello di guadagnare qualche clic in più.

Quello a cui stiamo invece assistendo quest’anno è un vero e proprio “marketing divide” che ha creato (o sta creando) un’enorme spaccatura o meglio divario, nel settore turistico. Mi spiego.

Dati alla mano infatti (gli unici che sono oggettivi), il divario in termini di occupazione / revenue tra una strutture ricettiva e una struttura ricettiva che fa promozione quest’anno ha raggiunto distanze solo fino a qualche mese fa impensabili. E mi riferisco a strutture della stessa destinazione!

I dati del mese di luglio ci danno una fotografica della “situazione italiana” (destinazioni mare) davvero molto, molto chiara.

In termini di occupazione parliamo di un divario che oscilla del 30/40%, in diversi casi si arriva al 50%! Credo che questi numeri non abbiamo bisogno di ulteriori commenti.

Per avere un termine di paragone, in media la differenza tra una struttura che segue un piano marketing definito rispetto ad una che invece si affida esclusivamente al traino della destinazione (senza intervenire neanche con attività “spot”) solitamente si assesta intorno al 20%.

Ergo, qui non parliamo più di come “ottimizzare” al meglio la singola stagione.
Questi numeri ci dicono chiaramente che le sorti e il futuro del singolo hotel non possono e non devono essere lasciate solo alla forza della destinazione di riferimento o peggio, al caso.

Non entro nel merito di quello che andrebbe fatto anche in termini di destinazione.
Il focus di questo articolo è semplicemente uno:

Il marketing è un asset a tutti gli effetti.

Così come lo è il tuo personale, la tua piscina, o il tuo parcheggio.
Come affronteresti la “stagione” senza le tue camere? Ecco.

Qui non si tratta più di utilizzare gli strumenti del web e del marketing per ottimizzare le performance, l’ago della bilancia si è pericolosamente spostato tra il prosperare o mettere in dubbio il futuro stesso della struttura.

Quello che è stato fino al 2019 probabilmente non tornerà molto presto (se tornerà) e non possiamo permetterci il lusso di farci trovare impreparati di fronte alle sfide che nell’immediato futuro ci troveremo ad affrontare.

E attenzione, qui sto facendo “markette”, ma semplicemente un invito a tenere alta la guardia perché,  molto probabilmente questo divario continuerà a crescere fino al punto da spazzare via tutti coloro che continueranno a fare le stesse cose (in questo caso a fare nulla) sperando di ottenere gli stessi risultati pre-2020.

Questo vale sia per le strutture su lago, montagna o mare, ma anche per le città d’arte. Infatti, se da un lato l’assenza del turismo estero ha messo in crisi la maggior parte delle strutture è altrettanto vero che ormai non possiamo più demandare a Booking.com l’onere e l’onore della completa gestione commerciale e comunicativa. Non mi stancherò mai di ripeterlo.

Il bicchiere però è certamente mezzo pieno:

è sì vero che il 2020 ci ha posto di fronte ad una situazione straordinaria e ad ostacoli che in nessun modo avremmo potuto prevedere, ma è altrettanto vero che insieme al problema ci ha fornito anche la soluzione.

Costruire una relazione stabile e duratura, invogliando l’ospite a tornare, stimolare il nuovo a “provare” la struttura, impostare una narrazione incentrata su una storia che esalti gli aspetti e i motivi che portano l’utente a sceglierti presidiando i luoghi digitali di ritrovo non rappresentano più soltanto il modo per uscire dalla ormai celeberrima “guerra delle tariffe”.

Sono l’unico modo per garantire il futuro e la prosperità della tua azienda.

E no, chiudere tutto a metà settembre per poi riaprire di nuovo a Pasqua e chi si visto si è visto, non è la scelta giusta. Quest’anno men che mai. Potrebbe davvero costare caro.

E aggiungo, per non lasciare nulla di scontato.

Tutto questo da solo non basta. L’improvvisazione o l’affidarsi a qualcuno che “ti gestisce il marketing” non è sinonimo di successo, anzi. L’elemento principale, imprescindibile, tanto per cambiare sei TU! La differenza ancora una volta, la fa la tua passione, il tuo impegno, la tua dedizione e il tuo studio e la tua applicazione.

Credo di poter dire tranquillamente che ormai i tempi in cui bastava aprire le porte per “portarla casa” non torneranno più e probabilmente non torneranno più neanche i tempi in cui si poteva improvvisare un mestiere.

Tanto più se così complesso, articolato e pieno di sfaccettature come quello dell’albergatore.

 

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