I segreti della comunicazione di in3pida

Tempo di lettura: 7 minuti

 

Il mondo si divide tra quelli che fanno e quelli che copiano. Da sempre.
Ed è normale che sia così.

Chi ha le idee deve sentirsi lusingato, perché di certo non si copia qualcosa fatto male. Si copia piuttosto qualcosa di nuovo, che fino a quel momento non si era visto. Qualcosa che si ha la percezione che funzioni.

Qualcosa di originale.

Ti racconto una storia vera per portarti alla fine di questo articolo a dare delle risposte ad alcune domande che so che ti riguardano. Una storia che parla di identità aziendale, di comunicazione, di voler essere se stessi anche quando stai facendo qualcosa di nuovo, che rompe gli schermi classici e va fuori dalle righe.

 

Tutti hanno delle doti

Dalle scuole elementari mi sento dire: “Tu sai scrivere bene Claudia”, con la declinazione degli insegnanti che, al primo tema un po’ sottotono, arrivavano con una faccia cupa “cosa è successo questa volta, così no, da te ci aspettiamo molto di più”, e quella dei compagni di classe che aggiungevano “vorrei tanto imparare anche io, mi insegni?”.

Ho sempre odiato fare quella che ne sapeva, penso che ostentare una dote sia cosa da esaltati e a me gli esaltati non piacciono.

Concedetemi questa parentesi solo perché il contesto lo richiede: sì, so scrivere. Lo riconosco come dato oggettivo, anche perché continuano a dirmelo in tanti, anche quelli che non mi conoscono. Senza lodarmi s’intende, è come quando uno sa ballare, o sai farlo oppure no (e io di sicuro non lo so fare).

Considero la scrittura alla pari di una qualsiasi altra capacità. Quando nasci la natura ti dà la base, se ce l’hai puoi coltivarla, se non ce l’hai puoi allenarti anche tutti i giorni ma non sarai mai come quelli che, con tale dote, ci sono nati.

DOMANDA NUMERO 1
Tu che abilità pensi di avere? Fai mente locale perché sono sicura che ne hai una da sfruttare.

La comunicazione di in3pida

La premessa era obbligatoria e oggi è un giorno in cui, credo per la prima volta, mi va di essere autoreferenziale.

Quando nell’autunno 2018 (meno di 2 anni fa, ma sembra passato un secolo) in3pida ha preso forma nella testa di tre persone, nella mia è scattata una sfida. Con me stessa prima di tutto e poi con il mondo che avevo intorno.

Il nome l’ho creato io.
Creato, proprio così, frutto di un mesetto di notti insonni a pensare ad un termine con tre prerogative:
1. declinato al femminile
2. con un significato chiaro
3. facilmente dettabile al telefono senza che dall’altra parte ci fosse qualcuno che a chiedere “come si scrive?”

Sul terzo punto abbiamo chiuso un occhio.

 

Volevo che ci fosse il numero 3 in mezzo perché bisogna sempre tenere a mente da dove si è partiti per diventare grandi. Eravamo in 3 quando in3pida è nata, e questo dato oggi è già storia.

in3pida si scrive così, con la lettera minuscola iniziale, in barba a tutte le regole grammaticali. Se deve essere originale deve esserlo davvero, la grammatica per una volta ci perdonerà.

in3pida ha un’identità, un colore, una personalità.

A volte mi sembra di parlarci e riconoscere anche la voce. Mi sembra di vederla, come se fosse una persona ferma davanti a me a sorridermi, perché sa che la amo come se fosse una figlia.

DOMANDA NUMERO 2
La tua azienda ha un colore e un’identità? Guardati intorno come se non ti fossi mai visto prima.

 

C’è una cosa che non so e che mi chiedo spesso, anche se credo di non avere una risposta precisa:

è nato prima il suo nome o il suo stile comunicativo?

Quello che è certo è che, chiamarsi in3pida, porta con sé coraggio, audacia, sfrontatezza.

Poco meno di due anni fa ho scritto questi tre termini con una penna blu su un foglio di carta bianco diviso in 4 sezioni. Un po’ più in là ce n’erano scritti tanti altri.

C’era una colonna con i nomi pensati d’impulso, una con i nomi possibili, una con quelli scartati.
E poi c’era la colonna degli aggettivi che rispondevano alla domanda: come ti piacerebbe essere?

In questa sezione del foglio, tra gli altri, i miei occhi si fermavano sempre su quei tre: coraggioso, audace, sfrontato.

Era tutto già scritto anche se ci è voluto un po’ prima che tre persone dicessero un sì convinto.

Alla fine l’ok è arrivato unanime.

Chi fa il copywriter di mestiere, e ancor prima chi scrive ascoltando le emozioni che escono dalla propria pancia, ha la responsabilità di dar voce ad altri oltre che a se stesso.

Altre persone, altre aziende.
Ognuno ha un suo linguaggio, un proprio modo di pensare, uno stile. Bisogna prima capirlo, poi tradurlo in parole anche quando le parole pesano e le virgole ribaltano il significato di una frase.

 

DOMANDA NUMERO 3
Scrivi il tuo nome su una colonna e gli aggettivi che ti rappresentano sull’altra. Combaciano?

Coraggioso, audace, sfrontato

“Qui i ‘distinti saluti’ non voglio vederli nemmeno in fotografia”.

L’ho detto come quando si mette il primo mattone di un palazzo. In tono perentorio ammetto.

Volevo semplicemente che in3pida parlasse in modo naturale, senza i formalismi che nella vita di tutti i giorni non si usano.

Volevo che fosse spontanea, che esaltasse le caratteristiche personali a costo di metterne in mostra i difetti. Volevo strappare un sorriso.

in3pida è nata su una spiaggia abruzzese a metà settembre durante l’ultimo weekend di apertura di un hotel stagionale, quando tre persone hanno trasformato un incrocio del destino in un’opportunità. Eravamo con i piedi a mollo raccontarci di noi, mentre una faceva le verticali in riva al mare e gli altri due la guardavano straniti.

Eccoci qua! Come vedi la cosa è continuata.

DOMANDA NUMERO 4
Chi vede la tua immagine prima di conoscerti, trova corrispondenza quando entra nella tua azienda? 

“Voi siete fuori di testa”

Ce l’hanno detto in tanti, in termini affettuosi con una risata sul volto.

Non so se lo siamo ma siamo così e vogliamo farci vedere senza filtri. Che sia a testa in giù, a zappare nell’orto, a giocare a ping-pong, a fare un dolce, a cantare (per capire meglio di cosa sto parlando, puoi andare a visitare la pagina Chi siamo di questo sito >>).

Sì, perché in3pida esiste nel momento in cui ci sono delle persone a darle vita, a rappresentarla, ad indossare una maglietta fucsia (anzi magenta, altrimenti Melissa mi corregge).

E siccome in3pida è una parola che ha un significato preciso, anche la squadra che ci lavora ha un’indole coraggiosa, sfida le paure e non si vergogna a raccontarle.
Siamo “senza paura”, come dice il nostro pay-off. Nel senso che non abbiamo paura di affrontarle.

Abbiamo aperto ogni armadio per far uscire gli scheletri, perché dobbiamo scendere in campo con i nostri clienti, giocare la partita al loro fianco per raggiungere lo stesso risultato. Non si può fare se ci nascondiamo delle cose a vicenda, serve fiducia totale.

Quindi no, non siamo fuori di testa a raccontarci così, l’abbiamo solo fatto per primi. Al massimo siamo fuori di testa di natura nella vita di tutti i giorni 😉

DOMANDA NUMERO 5
Parli in modo davvero sincero con i tuoi clienti, a costo di raccontare qualcosa di “scomodo”? 

 

Perché ho raccontato questa storia?

Prima di tutto perché avevo voglia di farlo da un po’.
Poi perché un paio di giorni fa, mentre navigavo su Facebook, ho visto un post di un’azienda che conosco che mi ha lasciato spiazzata.

Un’azienda che usa poco i social per comunicare ma che sta iniziando a farlo in modo più assiduo e che oggi, per la prima volta, ha rotto con il passato e ha usato una linea nuova.

Ho visto una sferzata verso uno stile più amichevole, più umano, più in3pido.

E mi sono chiesta:
prima di imboccare questo cambiamento, hanno risposto alle 5 domande sulla loro identità? Si sono chiesti chi sono? Stanno dando un’immagine coerente verso l’esterno di quello che succede all’interno?

Oppure hanno solo copiato uno stile che sta funzionando e che vogliono imitare, ma che non gli appartiene?

Arrivato fin qui ti rinnovo le 5 domande e ti invito a scriverle su un foglio dove tu ogni tanto possa rileggerle per capire se la tua comunicazione ti rappresenta davvero.

Quando imbocchi la strada più semplice, l’errore è dietro l’angolo

Ti ricordi a scuola? C’era chi faceva e chi copiava.

Confesso che su alcune materie facevo parte della prima categoria, su altre della seconda.

Mi chiedo ancora se sia stato più grande il vantaggio di copiare qualcosa per ottenere un risultato immediato, oppure lo svantaggio di non aver imparato le cose che mi venivano chieste. Magari voi avete la risposta.

 

PS: stai già seguendo in3pida su Facebook. Se non l’hai ancora fatto, clicca qui (se hai un iphone) o qui (se hai un qualsiasi altro telefono).

E se ne vuoi parlare, scrivimi a claudia@in3pida.it ❤️

 

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