3 domande da non fare mai all’albergatore

Appuntamento con l’albergatore, una stretta di mano, ti offre il caffè, e mentre lo sorseggi ti sale alle labbra una domanda di cortesia…che a volte si trasforma in una zappata sui piedi colossale.

COME È ANDATA LA STAGIONE?

MAI, mai porre questa domanda, specialmente se la stagione estiva è stata piovosa, oppure se d’inverno in montagna non c’è stata neve.

L’albergatore ha sempre un atteggiamento diciamo…prudenziale.

Se l’estate è stata torrida, le città erano piene di zanzare e si sono svuotate a favore delle località di mare che hanno vissuto 4 mesi sull’orlo del collasso, l’albergatore (che di fatto ha avuto una stagione galattica) ti risponde: << Mah, cosa vuoi, benino dai, certo che è sempre una lotta, non si lavora più come una volta…>>

Se invece ha piovuto tutti i weekend, talvolta anche in infrasettimanale, non si è mai usciti la sera senza giacchetta e sciarpina, ti risponde: << Li vedi questi capelli bianchi? A maggio erano castani! E queste rughe sulla fronte? Questa stagione di m…… mi ha rovinato, non mi parlare di investimenti, qui bisogna trovare una soluzione, NON CI SONO PIU’ LE ESTATI DI UNA VOLTA!

A proposito di trovare soluzioni, alla fine degli anni ’90 lavoravo all’Aquafan di Riccione, e mi è capitato di ascoltare il mitico direttore di quei tempi parlare con alcuni fedelissimi capi reparto. Stavano organizzando una gita a Sarsina (famoso santuario, una italica Lourdes) per chiedere alla Madonnina di far smettere di piovere. Pare fosse una pratica piuttosto diffusa in un posto il cui fatturato dipende dal clima.

VEDIAMO LE CAMERE CHE HA APPENA RISTRUTTURATO?

Località turistica nelle Marche, qualche anno fa.

Ero con un fotografo e un’art buyer, facevano il sopralluogo pre servizio fotografico in hotel, e il titolare ci portava su e giù per l’albergo per mostrarci le tipologie di camera che desiderava fossero fotografate.

All’ultimo piano, all’interno di una camera che aveva la personalità di un ambulatorio medico in disuso, mi viene la felice idea chi chiedergli:

<< Bene, Signor Montanari, vogliamo andare a vedere le camere nuove ora?>>

Lui (trafiggendomi con lo sdegno del suo sguardo): << Sono QUESTE le camere nuove. >>

Gelo.

(Ok, mi sa che ho perso il cliente…)

SARÀ ORA DI CAMBIARE IL LOGO?

PA-NI-CO. Occhi sgranati, principio di infarto.

Diciamo che questo argomento va approcciato con grazia e moooolta diplomazia, perché quasi sempre il logo è retaggio come minimo della generazione precedente.

Al logo sono legati ricordi, concetti, idee. La mission stessa dell’hotel spesso si riflette nel logo.

Purtroppo spesso però il vecchio e tanto amato logo posizionato sul nuovo sito o sul template email marketing ne distrugge la linea grafica, cozzando inesorabilmente con tutti i dettami della leggibilità noti e ignoti.

I problemi che riscontro più di frequente sono:

  1. font difficile da leggere (ragazzi, impariamo a fare il test Il1!)
  2. colori che evocano concetti lontani anni luce dal concept dell’hotel (tipo il verde scuro usato nel family)
  3. troppi elementi che creano confusione!

Ad esempio 12 anni fa un’albergatrice si impuntò che nel logo dovesse comparire:

  • nome hotel
  • payoff
  • vela di barca
  • orizzonte del mare
  • gabbiano
  • oblò (aveva una terrazza con gli oblò)

il tutto stilizzato e gestuale, ok, ma era pur sempre troppa roba!

All’epoca non avevo la forza di contrastare le convinzioni dell’albergatrice, quindi l’ho accontentata.
Oggi però ce l’ho!